Le Paralimpiadi invernali occasione di riscatto
Tanti i temi toccati nell'incontro formativo di oggi

Lo sport come strumento per ritrovare fiducia in se stessi e nuovi obiettivi, le Paralimpiadi come palcoscenico nel quale questo percorso giunge al massimo livello. A pochi mesi dal termine dei giochi olimpici invernali dedicati alle persone con disabilità fisica o visiva, i primi organizzati in Italia e in Trentino, il Comitato Paralimpico Italiano di Trento ha organizzato un incontro formativo per il personale dell’Inail del capoluogo, dedicato a queste tematiche, che si è svolto questa mattina nella sede dell’istituto in via Brennero.
Per definire i contorni delle Olimpiadi e delle Paralimpiadi invernali svoltesi in Italia rispettivamente nei mesi di febbraio e marzo, sono stati “ingaggiate” figure che hanno lavorato con mansioni diverse alla loro organizzazione, quali Tito Giovannini e Marisa Giacomuzzi, ma anche atleti che vi hanno preso parte, come Paolo Ioriatti e Orietta Bertò, impegnati nel wheelchair curling.
A introdurre i lavori ci ha pensato Alfio Pisanu, direttore della sede Inail di Trento, che ha sottolineato l’importanza di creare un legame sempre più stretto fra gli assistiti e le discipline paralimpiche, in grado di offrire opportunità di riscatto. Poi la parola è passata a Tito Giovannini, rappresentante del Trentino all’interno del consiglio di amministrazione della Fondazione Milano Cortina (MiCo), che ha ripercorso la storia di questi Giochi, dal giorno dell’assegnazione all’Italia nel giugno del 2019, fino al loro svolgimento, reso possibile dalla costruzione di opere, realizzate da SiMiCo; di un pool di sponsor, i 13 legati al CIO, i 52 nazionali e i 48 fornitori ufficiali; di una grande squadra di volontari, usciti da una selezione che ne ha arruolati 18.000 sui 130.000 candidati. In quanto ai Giochi Paralimpici, Giovannini ha spiegato che ad oggi sono economicamente sostenibili solo se agganciati alle Olimpiadi e che la contemporaneità fra i due eventi, da più parti richiesta, è resa impossibile dalla logistica dei due eventi. Quelli di Milano Cortina hanno proposto 6 discipline, 79 tipologie di gara e assegnato 412 medaglie. Spenti i riflettori, ora rimane una preziosa eredità di strutture, esperienze e promozione del territorio da sfruttare a dovere.
Marisa Giacomuzzi, coordinatrice dell’attività dello stadio del fondo di Tesero, non ha negato le difficoltà che gli organizzatori hanno dovuto affrontare, su tutte quelle legate al meteo e al clima, che ha portato grandi quantità di neve, trasformatasi poi in acqua. I Giochi olimpici hanno dato la possibilità al Trentino di ammodernare un impianto, il trampolino di Predazzo, che era inservibile dal 2018, e di dotare le piste del fondo di Lago di Tesero di moderni spogliatoi, oltre che di altre strutture di servizio. Oltre ai 296 atleti olimpici hanno ospitato le gare di 180 atleti paralimpici, assegnando 38 medaglie nelle gare di parasci e parabiathlon. La vicedirettrice dell’Apt di Fiemme a Cembra ha poi ricordato che ogni opera è stata pensata per essere fruibile e sostenibile anche dopo i Giochi, compresi i posti letto ricavati presso la sede della Guardia di Finanza di Predazzo, una parte dei quali è ora a disposizione della Fisi. La Valle di Fiemme ha inoltre da poco ottenuto la certificazione GSTC, che si ottiene quando si è in grado di dare vita ad un turismo sostenibile sotto il profilo gestionale, socioeconomico, culturale e ambientale.
Dei risultati conseguiti dagli atleti italiani e trentini ha invece parlato il presidente del CIP di Trento Massimo Bernardoni. La nazionale azzurra, ha spiegato, è stata composta per puntare alle medaglie, attraverso una rigida selezione, e i risultati sono stati confortanti, dato che nel medagliere risulta quarta alle spalle di Cina, Stati Uniti e Russia, davanti a tutte le altre nazioni europee. Nove i trentini presenti, insieme a tre guide. Grandi protagonisti sono stati Giacomo Bertagnolli e Chiara Mazzel nello sci alpino, il primo capace di raccogliere 13 medaglie in due Paralimpiadi. Non sono arrivati podi dagli sport di squadra, ma la coppia trentina nel wheelchair curling misto se l’è giocata alla pari con tutte le avversarie, perdendo numerose partite all’ultimo lancio.
Lo hanno poi raccontato meglio gli stessi Paolo Ioriatti e Orietta Bertò, che si sono rimproverati solo la mancanza di freddezza nella fasi finali delle sfide, quando a fare la differenza è un tiro. Il ricordo più vivido che rimane loro di quelle due settimane speciali è però legato al clima che si respirava nel villaggio olimpico e ai rapporti creati con i volontari.
Paolo ha poi spiegato che aveva già sfiorato la qualificazione ai Giochi nel 2014 e che attendeva di vivere quei momenti da tanto tempo. Ha poi invitato tutte le persone con disabilità a mettersi alla prova in una disciplina sportiva, non importa quale, perché dopo aver superato le perplessità iniziali dà tanta energia. In questo senso sempre più importante è diventato il ruolo di Inail in questa opera di promozione, che dovrebbe cominciare poco dopo il trauma, senza attendere troppo come è avvenuto per Paolo e Orietta. Parole confermate anche da Maddalena Casagrande, che per queste Paralimpiadi ha vestito i panni di riserva di Orietta.