Le interviste agli atelti saliti sul podio della skyrace 

Lorenzo Cagnati (1° classificato) - «Centrare il successo alla prima partecipazione è qualcosa di eccezionale, ma devo dire che conoscevo bene il percorso, abitando nell’Agordino, e quindi sapevo come affrontarlo. È stata una gara durissima, perché la sfida con Tiziano è stata serrata, ma sapevo che se fossi riuscito a rimanere vicino a due scalatori come lui e Michael nella prima parte, quando ci siamo anche aiutati, poi avrei potuto giocare le mie carte in discesa, soprattutto nella parte finale dopo Pian Schiavaneis, e così è stato. Lì ho cambiato passo e ho visto che riuscivo a recuperare terreno con regolarità fino a operare il sorpasso. Entrare a fare parte di un albo d’oro così ricco di nomi di campioni è un vero onore».

Tiziano Moia (2° classificato) - «Un altro posto sul podio senza vittoria, ma stavolta io e Lorenzo abbiamo lottato ad armi pari fino in fondo, superandoci di continuo nella discesa e alla fine la differenza è stata di pochi secondi. Abbiamo anche sbagliato strada, insieme, poi lui è stato più bravo negli ultima parte della gara e si è meritato il successo. Il tracciato finalmente riproposto nella versione originale fino a Piz Boè non ha influito sulle gerarchie, secondo me, ha reso solo più bella la gara e ha portato tutti a gestire più oculatamente le energie in salita. Io ho accelerato solo dopo la Forcella per andare a prendere Michael, poi in discesa ho tenuto un passo regolare. Non è bastato, ma stavolta non ho rimpianti, ci riproverò immancabilmente il prossimo anno.

Michael Galassi (3° classificato) - «Anche per me questa è stata la prima volta alla DoloMyths Run, quindi salire sul podio lo considero un ottimo risultato. Sapevo bene che Lorenzo e Tiziano in discesa sarebbero andati più veloci di me, per questo ho cercato di forzare in salita, anche se ho iniziato il forcing un po’ troppo presto, perché nell’ultimo tratto ho perso terreno. Nella seconda parte della gara non ho forzato al massimo, anche perché un infortunio alla caviglia rimediato lo scorso anno mi ha lasciato un po’ di remore, ma nonostante questo ho staccato Ugazio e ho resistito bene al ritorno di Tanara. Ora che conosco il percorso potrò riprovarci con maggiore consapevolezza».

Arianna Del Pino (1ª classificata) - «Rispetto allo scorso anno ho avvertito di più la fatica in salita, ripagata dagli scenari spettacolari che offre il Piz Boè, ma poi in discesa le cose sono andate meglio, anche perché sapevo che Beatrice sarebbe andata forte e quindi ho forzato senza indugi. A quel punto aver conservato un po’ di energie è stato quindi importante per poter vincere. Il sorpasso decisivo l’ho piazzato alla fine della parte più tecnica della discesa».

Beatrice Bianchi (2ª classificata) - «Da anni sognavo di venire qui per partecipare a questa gara e quindi già esserci è bello. In salita mi sono difesa, in discesa ho cercato di sfruttare le mie capacità, ma non sono abituata a correre su percorsi così tecnici e avevo paura di farmi male, quindi non sono riuscita ad aprire il gas come avrei voluto. Ad un certo punto mi sono accorta che non riuscivo nemmeno a vedere Arianna davanti a me e quindi ho rallentato. L’anno prossimo ci riproverò con una diversa conoscenza del tracciato».

Sara Nait (3ª classificata) - «Questo terzo posto è un ottimo risultato al primo tentativo su questo percorso. Nei primi due chilometri sono stata cauta, poi mi sono accorta che avevo energie e quindi ho tenuto un buon ritmo fino al Piz Boè, rimanendo agganciata ad Arianna. In discesa sapevo che avrei perso terreno, anche perché Beatrice è un “mostro” su questi percorsi, quindi ho gestito la posizione senza affanni».

Diego Salvador (presidente comitato organizzatore) - «Il meteo, quando si organizzano eventi all’aria aperta, è ovviamente decisivo per il successo finale e questa volta bisogna riconoscere che sotto questo punto di vista è andato tutto benissimo, anche il sabato quando le previsioni non erano favorevoli. In ogni caso tutto ciò sarebbe impossibile senza l’opera di centinaia di volontari che ogni anno si mettono a nostra disposizione. Ormai ognuno di loro sa perfettamente cosa deve fare e questo contribuisce e far funzionare la macchina al meglio. Mi sembra incredibile che siamo già arrivati alla 28ª edizione e che fra due anni si parlerà di trentennale, ma lo stupore lascia spazio anche alla soddisfazione per aver saputo portare avanti quello che aveva ideato Diego Perathoner e per aver anche introdotto nel tempo delle novità».